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Riflessioni & Pensieri,  Viaggiare

La mia estate dopo il lockdown

Benvenuto Ottobre. L’autunno è ormai arrivato, lasciandosi alle spalle una stagione estiva unica nel suo genere. Inutile negarlo, l’estate 2020 non è stata come tutte le altre. Tra mascherine, distanziamento sociale ed autocertificazioni, sapevamo da tempo che la nostra estate post lockdown avrebbe avuto un sapore del tutto diverso dalle precedenti.

Fino al giorno prima del mio volo per Napoli, ammetto che la paura di non poter partire c’è stata. Dopo mesi di viaggi rimandati, voli cancellati e rimborsi non pervenuti temevo davvero di dover passare la mia estate post lockdown nella torrida Parigi. L’eccitazione era a mille come per ogni viaggio, ma al contempo l’ansia si faceva sentire più del solito. Dopo quotidiani e ossessivi controlli del flight tracker ho tirato un sospiro di sollievo soltanto la mattina della partenza, vedendo che il volo era confermato. Avrei finalmente riabbracciato la mia famiglia, rivisto i miei amici, fatto un bagno nel limpido mare d’Abruzzo anche quest’anno.

Ero preoccupata ma felice al massimo. E mai come in quel momento mi sono sentita grata alla vita e all’opportunità di potere, ancora una volta, spiccare il volo.

L’aeroporto

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Parigi, agosto 2020: il mio primo volo dopo sette lunghi mesi.

Secondo quanto raccontato dagli amici immaginavo di trovare un’atmosfera spettrale in aeroporto. Ma mi trovavo comunque nel bel mezzo di un torrido agosto preceduto da mesi di confinamento. I parigini, proprio come me, morivano dalla voglia di partire.

Arrivata all’area partenze ho ritrovato il caos a cui ero abituata ed affezionata: lunghe code al controllo bagagli, ingrombranti trolley da trascinare, viaggiatori a frotte. Negli occhi delle persone non leggevo paura; il loro sguardo, in parte offuscato dalle mascherine, sembrava nonostante tutto sereno.

Paris-Orly non mi è parso nemmeno per un attimo un aeroporto in piena pandemia. Tutto era rimasto uguale all’ultima volta. ll tempo sembrava essersi fermato a marzo, per poi riprendere a girare gradualmente ad agosto.

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Prima tappa: tra Campania e Abruzzo

Prossima fermata: Napoli. E a differenza di Paris-Orly, qui l’impatto della pandemia si è fatto sentire.

Il piccolo aeroporto di Capodichino è passato dall’essere un incontro di colori, profumi e piacevole brusio al sembrare un deserto. Negozi chiusi, corridoi vuoti e nessuna frotta di amici e parenti all’area arrivi, inaccessibile in modo da evitare qualsiasi assembramento. La mia famiglia era ad aspettarmi all’ingresso, munita di mascherine e ben distanziata persino da me, che lesinavo timidi abbracci dopo ben otto mesi di lontananza.

Sembrava tutto strano, assurdo e surreale, ma capii in fretta che mi sarei dovuta abituare a quella situazione del tutto nuova. In fin dei conti non è stato neppure così difficile: al di là delle misure di sicurezza e delle rare manifestazioni d’affetto, avrei comuque avuto la mia estate, e ne ero felicissima.

Avrei riavuto quelle piccole e impagabili gioie che mai nessun lockdown mi avrebbe tolto: il mare d’Abruzzo, il sole sulla pelle, il barbecue in giardino, le risate in famiglia.

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Abruzzo, spiaggia di Vasto Marina al tramonto

Dieci giorni di vacanza, trascorsi tra Caserta e la città del Vasto, sono così volati.

Rispetto agli altri anni è stata un’estate molto meno movimentata, scandita dai ritmi lenti e rilassati della spiaggia, delle passeggiate al mare, dello yoga pomeridiano e delle lunghe chiacchierate in famiglia. Locali chiusi, eventi annullati, qualche cena al ristorante e poca vita mondana.  Ma non per questo è stata un’estate noiosa; anzi, forse una delle più godute degli ultimi anni. Dopo le forti tensioni legate al lockdown, mai come quest’anno avevo bisogno di un’estate senza tempo, senza orari, all’insegna della lentezza e della leggerezza.

La pandemia ha reso il 2020 un anno troppo veloce e frenetico: sono trascorsi mesi senza essercene accorti, ogni singolo prezioso istante della vita è passato quasi inosservato. Durante quest’estate post lockdown ho deciso invece di valorizzare al massimo il mio tempo, godendomelo attimo per attimo e senza dare più nulla per scontato. E così una vacanza breve, in un luogo a me a ben noto, è sembrata intensa ed esclusiva come un viaggio alle Maldive.

È incredibile come cambi la nostra percezione delle cose quando impariamo davvero a valorizzare il nostro tempo.

Dopo il Ferragosto, con la pelle più abbronzata e il cuore più pulsante, ho poi preso il volo verso la prossima tappa della mia avventura: l’incantevole Sicilia.

Seconda tappa: la Sicilia occidentale

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Sicilia, foto di gruppo a Macari

Altro giro di giostra con il volo più breve che abbia mai preso. Neanche il tempo di allacciare le cinture a Napoli che mi son ritrovata, quaranta minuti dopo, nella splendida Palermo, pronta per un viaggio alla scoperta della Sicilia occidentale molto più bello di quanto sperassi.

Come tutte le migliori cose, questa vacanza è nata per caso, nella più completa improvvisazione e proprio in seguito al lockdown. Complice un gruppo di nove amici sparsi tra Francia e Italia e con tanta voglia di rivedersi.

Tra voli cancellati e possibili restrizioni, abbiamo rischiato che il nostro sogno siciliano andasse in frantumi. Invece poi il destino ha giocato a nostro favore, ovviamente sempre nel pieno rispetto delle regole in vigore.

Nove amici, due automobili, un po’ di musica, panorami mozzafiato e nulla più: quanto basta per rendere un viaggio indimenticabile.

L’avventura on the road è iniziata alla cristallina Baia dei francesi di Mongerbino, per poi proseguire verso Cefalù, Trapani, San Vito lo Capo e l’incredibile Riserva dello Zingaro. Nemmeno i chilometri a piedi, i quaranta gradi all’ombra, l’obbligo di mascherina e la pressione bassa sono riusciti a scalfire tanta gioia, soprattutto in vista delle prelibatezze siciliane che ogni sera ci aspettavano a cena.

Zaino in spalla e infradito ai piedi, è stata poi la volta di una memorabile gita in barca tra Levanzo e Favignana, all’insegna del relax e dei tuffi nel più limpido mare che abbia mai visto. A seguire un ottimo pranzo ad Erice, un salto nella Magna grecia a Segesta, un ultimo tuffo a Capaci per poi tornare nella bella Palermo, ultima tappa prima di salutare la Sicilia e tornare alla quotidianità parigina.

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Cattedrale di Palermo
Sono stati venti giorni pieni, intensi, ricchi di ricordi, persone e luoghi, a tratti un po’ surreali ma in ogni caso memorabili. Uno stupendo viaggio tutto italiano e dalle sensazioni contrastanti ed insolite che nel bene e nel male mi ha ispirata e temprata, e che per sempre mi resterà impresso.

Nonostante la preccupazione per la situazione sanitaria non c’è stato spazio per la nostalgia, la tristezza e i rimpianti, ma solo gli ingredienti giusti per un viaggio perfetto: un’ottima compagnia, la natura, un mare stupendo e un profondo senso di gratitudine. E soprattutto la bellezza dei piccoli, meravigliosi dettagli che la vita di tutti i giorni può offrirci. Un tramonto sul mare, una risata, un sorriso, lo scroscio delle onde, il sapore dolce di una granita. Serve poi tanto per sentirsi grati e felici?

La pandemia può averci tolto molte cose, ma mai ci toglierà la libertà di godere della bellezza della vita, del calore umano e dell’affetto. E la mia indimenticabile estate post lockdown ne è stata l’ennesima prova.

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